Feaci edizioni
Annalisa Busato
 
  Standa

"Ti piace essere venuto a questo mondo?
Bamb.: Sì, perché c'è la STANDA"

Andrea Zanzotto


Performance (caso N. 6)

Lucidamente tu metti in scena
la tua pazzia da artista.
In America ti hanno commissionato
una statua d'oro.
Alla biennale si attendono
le tue acqueforti senza inchiostro,
bianco su bianco. Ti esalti
come dentro un videotape.
Reciti, fingi il saper vivere
di chi ha capito
di aver capito.
Inventi una genialità
sempre più ardua:
una scultura musicale
nei giardini di Bretagna,
i tuoi scritti tradotti
nei paesi dell'est.
Aborri cio che è normale,
tu, incalzato da una
prepotente dirompente disperazione .
Meta-vivere
meta-realtà
meta-psichiche.
Vertiginosa rarefazione
insostenibile leggerezza...
Esile, ma già vincente
il tuo legame ombelicale
con la morte.

 

 


Mimesis (caso n. 1)

Nulla ti attrae
più di una sedia vuota,
di un posto assegnato,
del vuoto entro una cornice.
Docile entri
in ogni ruolo atteso,
falso folletto dei desideri,
piccolo angelo sterminatore.
Il sole tramonta nel vaso di ciliege,
zucchero e alcool nelle tue vene.
Tutte le rose del giardino
intrecciate a rami di rosmarino
per te, piccola zingara
dal cuore trapassato da sette spade,
come la madonna
della chiesa antica di Rialto
dietro la pescheria,
dove i passeri beccano
la frutta più colorata del mondo,
dove l'inno alla gioia
ti incalza e ti schernisce
ironico, terribile
perché tu sei madonna,
passero e pesca.
Gipsy Anna Bonita
Eva Penny Gioia:
chi indovinerà un tuo nome segreto
vincerà una figurina.

Giochi la tua facilità mimetica
compulsivamente.

 

 


Mademoiselle H (caso n. 18)

Gazza allodola femmina,
tu cerchi solo specchi,
per trovarti.
Per conoscerti donna
cerchi occhi d'uomo,
e per vederti accetti il baratto.

Bella d'una stagione, eterno amore,
bagliore di falo,
segreto di famiglia:
sei sempre tu con gli occhi ben aperti
nell'amore, a spiare la vita
per saperti viva.
Croce e delizia
il tuo non appartenerti
né appartenere.
Riconosci in due braccia cieche
il primo anello di una catena
e te ne vai.

 

 


Stallo (un caso di catatonia)

Nel mare fondo mi avvolgo
e rollo.
Cerco lo stallo, il punto
fisico di quiete,
che giungerà
perduta la forza
e la volontà di lottare.

 

 


Portiere di notte (Caso N. 24)
deterioramento mentale grave in alcolista cronico.


Affascinato fissi
le macchie grigie del Rorschac.
Taci a lungo, poi ti illumini.
Qualcosa si congiunge,
sta nascendo, cresce,
anche ora,
in fondo al mare...>>
Luis, malato e magro
coi granchi nel corpo
e il cuore divorato
da mille minuscoli pesci:
tu ridi e capisci.
Nei boschi della Slesia
tua nonna cuoce le mele
nella stufa di ceramica verde
e tuo padre, ubriaco,
muore nel gelo del bosco.
Minuscoli granchi, microbi
ingigantiscono ed escono
adagio dalla stufa
nel profumo di mele.
Zitto intanto tu scolpisci
le statuine per il presepio
nel legno caldo, solido, forte
Indistruttibile la sua umiltà.
Sacra è la loro nascita:
anno dopo anno, da ora
per te tornerà lo stesso presepio
inevitabile appuntamento
col tempo che non corre più.
Caso numero 24, portiere di notte,
straniero di nascita
e al nostro vivere diurno:
con infinita tristezza
io ti amo e ti auguro
che la notte ti accolga presto
uccello infreddolito
dall'esile ossatura.
Infinitamente più tenera è la morte
che l'estremo decadimento
e tu sei già libero dal vivere.

Hai sciolto il nodo, pagato
il pedaggio, reciso il legame,
placato l'enigma
(ricordi quelle macchie?):
tu sai che per sempre
prima di te, dopo
di te, con o senza di te,
qualcosa senza fine si congiunge
e nasce, e sta crescendo,
anche ora
anche ora
nel mare profondo.

 

 


Transfert
(chi analizzerà gli analisti?)

Nostalgia, presenza-assenza
sasso nella scarpa che tormenta
piaga nascosta, petite tache humide
ferita che senza fine sanguina
malessere erotizzato
ago sottopelle
che cuce malinconia
sottile spina introvabile
(ahi, sento il profumo
del ficodindia
ermafrodita, dolce e traditore!).
Cerco
chi darà da mangiare a me affamata
da bere a me assetata
chi vesta me ignuda.
Rivoglio te, mio padre
mia madre maschile
amore torbido e asessuato,
pregenitale, totale.
E sarà sempre
l' abbraccio di Ulisse nell'Ade,
carezza a un'ombra, bacio sullo schermo,
falso riconoscimento
in un vero incontro
...con me stessa.
Straziami ma saziami,
grida la diva della soap-opera,
e dell'analisi interminabile.

In due, presenti, si guarda
l'Altro, si parla dell'Altro.
Nell'Altro solamente ci si incontrerà.

Morsa la mela della conoscenza,
che altro amore puoi desiderare?

 

 


Cinquelire

Quando mi saltarono le molle
me ne andai zoppicando.
Della rottura si parlò a lungo
in famiglia, con rimpianto.

Persi la casa intera
la casa rosa sul Terraglio
e il verde tunnel dei platani
ma presi con me la sveglia
testimone unica
del mio concepimento.

Ah, possedere il momento
dell’origine
essere presente
io e non lei
al principio
col loro amore.

Ma fu amore o distrazione?
scelta o dovere cristiano?
Avessero comprato me
per cinque lire
al mercato di Mogliano!

 

 


Bologna, Fiera del Libro 1995
Ore 17, intervista con Tomi Ungerer

L’occhio giallo, rapace, si vela di noia
mentre sciabola rapido, a giro uguale
su trecentosessanta gradi di vuoto affollato.

Prede troppo facili, questi agnelli ridenti
che attendono in silenzio nell’arena
la sacra guerra di parole sconsacrate
lo sgarbo rituale, lo scazzo democratico
il vivace dibattito, insomma,
che il discusso nome promette.

Ah, scandalizzare davvero qualcuno
di questi diffidenti commedianti
e beccarlo, stringerlo, farlo belare
davanti all’incubo peggiore:
una coscienza pallida, ultra-bianca
di educatore
buono, che più buono non si può
corretto, che correggere di più non si può
castrato, sì cioè diciamo deprivato
o meglio, ripulito, mondato degli inutili orpelli
(accessori inopportuni, indiscreti gioielli...).

Sopportaci, forte vecchio
troppo saggio e poco buono
donaci das unheimlich.
Noi rari nantes sopravvissuti
incensurati e perversi polimorfi
ti preghiamo, orsù, deh, maestro
riporta tra noi il perturbante
nunc et semper.

Tra un’ora ce ne saremo andati tutti
e potrai saltare in groppa al tuo bastone
nero, dal becco d’argento ricurvo.

Volerai via libero. Nero nel nero.

 

 


(Meno) pausa

L’oratore parla, parla
la noia mi porta altrove
e sobbalzo: forse
ho dimenticato qualcosa
forse (già il tarlo mi morde)
nella mia casa
qualcosa è rimasto
acceso, un fuoco
sul gas, senza che io sappia
una fiamma forse….
Ho dimenticato nel luogo
dove io abito
un piccolo fuoco nascosto
che a mia insaputa
forse ora arde, illumina,
o danneggia. Tutto brucerà…

No, niente brucia
nulla è stato dimenticato
ho mancato senz’altro
questo atto mancato.
La vestale attenta
ha controllato per tutto il tempo
del suo mandato.
o forse ha spento da sé
attentamente, sorridendo
il fuoco domestico
che scalda ma incatena.

Il fuoco ha arso allegramente
ogni dovere è stato onorato.
Abbiamo già dato.

E puoi parlare, parlare, collega.

 

 


Discutiamo sul sesso delle donne

Gabriella
stesso stile, stessa taglia, stesso nome
di mia sorella: centro erogatore,
per amore,
di servizi polivalenti sul territorio
domestico.

Madre
copia sine numero
di mater dolorosa
votata al sacrificio
(chi di voi è senza olocausto privato
lanci la prima pietra).

Poi Alice nel paese delle meraviglie
che diventa grande o piccina,
eterna pantomima
del fallo.

E la Barbie Perennis
che vuole molti costosi abitini
sexy, in un contesto
di saggia pianificazione famigliare.

E la bella selvatica che procede
ad occhi chiusi e, guardata,
non si volta a guardare
chi resta intrigato nel vergine bosco
della sua chioma esemplare.
Poi la donna che governa
uno stato fantoccio
e ronza convinta nelle orecchie del fuco...
e tre splendide ninfe-prigioni
che inchiodano il padre
sotto l'insostenibile peso
dell'ombra di Edipo.
E la donna glicine, rampicante
estenuante, che uccide
teneramente chi si è fermato
a sorreggerla,
e la Tecla ridens, che verseggia
"sensazioni", "emozioni".....erezioni
e le zie in nero
più che mai vive
nella sicura cornice
del lutto.

Nel ruolo della prima donna, infine,
la desiderata, l'amata, la prenotata:
io, la fidanzata
turris eburnea
domus aurea
ianua coeli
rosa fresca aulentissima
puella, delicia mei passeri
salus infirmorum
refugium ...

Ogni donna una perla
di un rosario di spicciola
mitologia quotidiana
nell'Olimpo domestico
delle ferie in Magna Grecia.

Donne,
uno il genere
infinito il numero
e per i maschi indigeni
un unico comune denominatore:
il nome dell'organo
per fare l'amore.

 

 


I luoghi dell'immaginario dell'amore

Il luogo dove ci incontravamo
non era casa tua
né casa mia del resto.
Pianure ventose, dove l'erba
verde si piegava sotto le raffiche
di tramontana,
colline dolci, disegnate
a quadri e strisce
da stagioni di cure contadine
sapienti, testarde, sicure del raccolto.

Onde di mare lunghe e uguali
uguali per ore, senza noia
dondolii rotondi
di culla, di nanna
di nutrice. E poi neve perenne
fredda custode di vita,
coltre pesante su semi inesplosi,
promesse certe, difese dal silenzio.

Ma sotto la spessa falda di terra
cova dimenticato il fuoco primo.
Contro millenni passati a crescere
rocce e cristalli freddi e uguali,
rompe il cataclisma,
vince l'impatto casuale,
vincoli inattesi
legami incompresi, improbabili.

Nel tedio intersecato da molti sguardi
noi per opposte ragioni ci sentimmo
leggeri e pronti al viaggio,
pronti a partire al buio
da qualsiasi porto
sicuri di incontrarci, senza errore,
nei luoghi dell'immaginario

 

 


Post-it

Nell’ambiente post-salottiero
(cuoio nero e acciaio)
sulla post-agenda
(organizer)
un post-it
per ricordarsi di dimenticare.
Gialla foglia di fico
assertiva, autunnale
sulla pagina densa
di eventi
programmati sì,
ma tuttavia
eventuali.
Mai negarsi
il salto del cavallo
sulla noiosa scacchiera,
mai fuggire
la sacra stoltezza
e/o l’omissione.

 

 


Nuova gestione

Finalmente brucio le scorte
Consumo le riserve
I campioni di prova
svuoto i barattoli
Getto con allegria
Confezioni eleganti
Dagli aromi sfioriti:
amori scaduti
sinergie esaurite.
Mai più fusioni e confusioni
Ma alleanze a termine
Onesti patti, solidali.

Voglio il buon uso
che consuma
nessun progetto di eterna durata.
E poche scorte.

 

 


La casa (disinvestimento)

Vecchia, come una vecchia madre
che non dovrebbe mai invecchiare,
ho una casa da dimenticare.
La casa dove sono nata,
dove di anno in anno
il mattone rimpiccioliva
e il piede cresceva,
dove conoscevo sulla soglia
la crepa da nascondere col tappeto
e i buchi delle formiche
svegliate dall'estate,
e il frugare di notte
di un topo domestico,
più compagnia che danno.
Riconoscevo i passi di ciascuno
dal diverso rimbombo dei solai.
L'hanno comprata per due soldi,
ci faranno sopra cinque piani.

Dimenticarla
allontanarla da me
non vederla marcire
non aspettare il crollo.

 

 


Domeniche

Aspetto la domenica
come il settimo giorno,
quello che ripaga
della fatica di vivere.
Poi la passo a curare il trascurabile
a terminare l'interminabile
a tappare falle/fallare tappe.
Mortifero
questo voler rifinire l'infinito,
affinchè tutto sia compiuto.

Intoniamo un canto
al nuovo culto..
Detersivo, eterna giovinezza,
immortalità,
pietra filosofale che tutto rigeneri
piatti lampade lenzuola.
Il cristallo del corpo insultato
per te torna vergine.
Necesse est spolverare
per negare il tempo.
Oportet lavare semper
et denegare
rimuovere, cancellare
la polvere, il tempo
i periodi, i cicli del corpo
come degli astri.

Proserpina
(Cenerentola )
rinasce
si nasconde
nel ventre della terra
e poi torna fuori
detersa, luminosa,
di Domenica.

 

 

 


Affabulazione (caso terminale)

Corre nella foresta
il tuo lettuccio di malato
corre su zambe di gallina
fugge incalzato dal pestello
di Baba Jaga dal nero mortaio
strega terribile gamba di osso
dente d'acciaio
e la sua scopa cancella
ogni orma.
Ma perché correre
se sempre ci raggiunge?
Si corre solo
per allungare la fiaba.

 

 


Oi dialogòi

(Provando l’interfaccia a comando vocale)
“Chi sono?” dico al microfono
(inevitabile
un piccolo sussulto
ontologico)
e la macchina
scrive il mio nome.

“Cosa posso dire?”
chiedo
e si apre un menu
di comandi possibili.

Qualcuno al mondo
(o qualcosa?)
è ancora capace di dire:
“Farò quello che vuoi”.
Ammiro la sua forza
debole
la sua potente
arrendevolezza.
Splendido partner!

Eppure
ancora mi rifiuto
di dirgli i miei pensieri.
Fosse ancora più oggetto,
ci riuscirei, forse.
E’ destino
Che li tenga per me.

Niente di personal…

 

 


Predizione del passato

Voglio una mano
su cui poggiare la testa
che pesa.

Dove sono
i miei dei barbuti dal bianco caffetano
solenni seri gioviali.

Giove, dalla cui testa sono nata
sprezzando le sudate
glorie del parto.
Mercurio anfibio e alato
ambiguo araldo
interprete e commerciante.

Dioniso indiviso
mai generato da madre
fratello partorito dal mio stesso padre.
E Vulcano zoppo
artigiano ctonio
che si riscatta
nelle sue creature...

La mia ricerca del senso,
del codice, dell'oracolo
vaga ,vaga, segue un percorso
nel labirinto. Incerto
resta il verso: è ritorno o partenza,
regressione o rinascita?

Perdo molti capelli.

 

 


Enigma Coniugale

Mi dai
una solitudine migliore


Avanti!

Senza carte stradali
mi costringo a sfidare oggi
nuovi itinerari. Respiro
a fondo, ripetutamente, contro
l'inquietudine di questa
sintomatica
minuscola sfida all'ignoto.
Paura,
di scoprire il limite
di trovare la meta vera
di tutto, le colonne d'Ercole
il finis mundi
(hic sunt leones),
e tremo. Di fatto, so
che nulla può accadere.
La noia dei percorsi domestici
ha cessato di rassicurarmi.
Avanti!
Finché c'è benzina
c'è speranza.

 


Convegno a Ostuni

I pescatori sondano il mare
a caccia di polipi
grigi stracci da sbattere
contro il mediterraneo splendore:
rosse macchie di oleandri
si spargono nel nitore.

Chiari i bungalows
scuro il mare
bianco e viola da sposare.

Misterium coniunctionis
Ostuni
isola bianca
vascello immobile
turris eburnea
domus aurea
in un mare di terra
stregato dall’estate.

Dal freezer istituzionale
a novembre
riemergerà un ragù
o forse un contorno
riveduto e corretto,
un memorandum
al gusto di mare.

 


Ostuni: inventario residuale

Oleandri
rosa di garanza
profumo di fico
albero assolato
afrore vegetale
ulivi tormentati
sculture nevrotiche
selva dantesca
dei suicidi

Hotel e profughi
albanesi e poliziotti
burocrati in costume
animatori da rianimare

Vento frusciante
fiori di barena
violetto e senape
scogli da datteri
butterati
sassi graffianti

Canzone disperata
sulle lettere d’amore
che fanno ridere
chi non ha amore
o non sa ridere
Nera notte
stellata
che preannuncia
le notti silenziose
del mio parmentu

 

 


Vado

Se mi ascolti
in sottofondo senti
il rumore
inquieto del motore.
Qualcosa dentro ruggisce.
Sto covando
non un'influenza banale
ma un cambiamento
radicale.
Se mi ascolti
Senti l'inquietudine
che ronza. Tranquillo:
so reggere il minimo
lo sterzo è buono
anche per bruschi
cambiamenti di rotta.
Non stupirti. Da tempo
ho tolto il freno a mano.
Ma ora salutiamoci.
Vado.

 


Mater amabilis, mater admirabilis

Della mia casa, quella di oggi
nel sogno scopro che è lei custode
e censora, che pota alberi
e pianta e spianta
ancora
a suo piacere.
E allora
celo la nudità dell’uomo amato
alzando lenzuola come vele
per andare,
dopo la notte
oltre l’amore.
Non sono Nausicaa
che chiede l’assenso
e l’ottiene
se lui se ne andrà.

“In ogni luogo
sarà la tua casa
ma non dove tutto
è cominciato.
Non tornare indietro, mai”
mi scrive Rushdie
in una cartolina
dal regno di Oz..

Non ho nostalgia,
io davvero ricordo
e per questo non torno.
Ora sono Naima
e non chiedo consensi.
Partirò nel silenzio
dell’alba.
Conosco il prezzo
del vecchio gioco
chiudo quel task
ne inizio un altro
Cambio la password e
“If you are ready, START”

Naima is on line.

 


Antiche passeggiate

Una villa veneta con l’eco
Una col labirinto
Una con l’erba scura, inglese
Una con gli sposi che scattano foto;
un’abbazia, una collina
una foiba (il buz de la lun)
il bosco col torrente
della mia infanzia, la laguna
la Malcontenta,
i fontanazzi introvabili…

Belle passeggiate domenicali
O sabbatiche, chissà!
Un di là da venire
Che non verrà

 


A Sergio Spanio

Per entrare nei tuoi quadri
mi raderò i capelli
e nuoterò in tondo all'infinito
nell'amnio freddo
dei tuoi simboli,
tra i cavallosauri.

Ma tu per una volta rompi il cerchio,
buca il grigio che ti attanaglia:sei tu il signore degli anelli,
tu hai la spada che taglia il nodo,tu consenti o neghi il contatto.

Non implodere, dona
quel che solo a donarlo
si possiede.

 


Peccato originale (blessure)

Ho una crepa
un prestoccaggio
una rete di clivaggio.
C'è un buco un varco
uno spiraglio un passaggio.
Da dove viene
questa fame d'aria
quest'ansia ad ampio raggio?
E` forse l'altro
il mio esplodente
vacuolo di sabotaggio?
No, l'altro è solo
un compagno di viaggio.
Proiettare non vale
fingere non dà vantaggio
e a non mentirsi
ci vuol coraggio:
è "condizione esistenziale"
mezzo gaudio-comune male
come il peccato originale
avere una crepa
un prestoccaggio
una rete di clivaggio.


A putea

La bambola color glicine, sul comò,
ha lo sguardo vuoto.
Due perle azzurre sono cadute
dentro la testa di porcellana
e per sempre i suoi occhi
guarderanno dentro...

Picola cea tata picenina
delicia mea puellula
bimba putina
nina nineta
cocola bambina.

Tempo di pianti non consolati,
pochi regali troppo aspettati.
Età che pianta in petto le radici
di una gramigna che crescerà.
Infanzia senza fiabe
(vien che te conto, nina),
con le bugie da inventare per sognare.
Ma una bugia che non invento
è che ridesse la bambina
come la sua Nina.

 

 


Nostalgia della filosofia

In biblioteca, di sera,
s’incontrano a parlarne.
Di libri, di etica, di Kant.
Si assaporano e si sciolgono
piano
le parole della filosofia
(sostanza, essenza, anima
democrazia)
come caramelle.
Piccoli doni, e insieme
astratti sapori esotici
che aiutano ad andare lontano.
I vecchi viaggiano
meravigliosi viaggi
seduti a occhi chiusi
sulle piccole sdraio
di terrazze condominiali.


La quadratura

Tento
la quadratura del piatto
(giapponese?). A tavola
con colori geometrici
e nomadi sapori.
Ahi, le cucine moderne
gli scaffali ordinati
le pareti attrezzate
gli armadi organizzati!
Velleità estetiche
scrupoli igienistici
bloccano la trasgressività.

Tento un menu acrobatico
accostamenti nuovi
reminiscenze alchemiche
molecole un po’ sintetiche.
Voglia di sapore da giocare
in cucina, nuova farmacia
per l’automedicazione
del cuore.

Ho un freezer ordinato
dove archivio e conservo
a imperituro monito
errori non scaduti.



En plain air

Neruda mi rassicura:
dalie come soli
mani come uva
aura sentimentale, latina
che libera dal pantano
pulsionale
tremblement de terre
e dal narcisismo (secondario?)
dello scrivere un diario
senza mai uscire a vivere
en plain air.

Al diavolo il mio diligente
spalmare butirri e salse
su secche croste di pane:
analfabetismo esistenziale
totale, o solo di ritorno?

Voglio tornare a galla,
parlare. Non manca
il lessico, manca il cuore
di esporre i visceri,
di mostrare l’errore.


Brevia

Gambetto

La pedina che hai sacrificato
per vincere la partita vera
ti saluta da lontano,
regina in altra scacchiera.


Graffiti

“Ti amerò per sempre”
dice lo sfregio sul muretto.
Un colpo d’occhio…
un colpo al cuore
per noi portatori sani
di saggezza senile


Ogni sera

Ogni sera
mi puoi trovare
a metà strada
tra me
e un libro

 


Nel bosco dei destini incrociati

Nel bosco dei destini incrociati
trova le fragole chi cerca l'amato
trova l'amore chi cerca porcini
trova lumache chi cerca legname
trova briganti chi va a ciclamini.

Trova un bel principe la volpe rossa
e la principessa una piccola tana....
(continua tu)
Tutti delusi, stanchi e incazzati
bel bosco dei destini incrociati.


Afa

Nella mia stanza dello scirocco
voluttuosamente patisco l'agosto
oppongo resistenza
al vuoto artificiale
dell'imperativo feriale.

Ascolto la radio:
23 chilometri di coda
al casello di Mestre
liete legioni di sdraio
centurie di ombrelloni
affrontano il mare implacabili,
affollate le passeggiate
dei pendolari dell'estate,
gridi di bambini lontani
come gabbiani...
A ciascuno il suo soffrire:
io godo a patire
questo rarefatto otium
che scioglie
la mia corazza calvinista.

Nell'afa avvolgente
dilaga il mio spazio onirico
lentamente.


Nothing compairs …?

La tua presenza lontana
la tua assenza vicina
tutto questo niente
mi sfinisce. Attratta
dall’horror vacui
precipito e cado a lungo,
lentamente come nei sogni
su un immenso
letto di piume.

Voglio guarire: incollo
frammenti bianco su bianco
fragili fiocchi di neve
piume delle mie piume.

Azzero l’archivio
non voglio memoria,
sono laica e sicura
sono Leuconoe Bianca Mente
(Ne tibi quaesiveris scire nefas)
e ti mando la mia lettera
bianco su bianco.

Ora tu puoi aprirla,
guardare e toccare
il grande foglio spesso
vissuto e ripiegato,
puoi leggerlo senza parole
trascriverlo nel tuo cuore
e lanciarlo
alle tue spalle.


Brevia(rio)

* * *
Penso all'apologo dei porcospini:
troppo lontani
o troppo vicini.

* * *
Un'anima incarnata.
Come un'unghia.


* * *
Vorresti tu, mio amore,
essere il mio contenitore.
Però la **** è mia,
è un fatto di fisiologia.

 


Destino

Sembrava facile prenderti,
pesce dorato,
lampo di fuoco,
volo di uccello,
fruscio di cartiglio...
Chi prende e chi è preso
se dentro la rete
ti seguo, nel guizzo?
Nell'acqua fonda mi attira
la tua scia di fosfemi,
messaggio iconico
del desiderio,
crittografia che immaga
fascinazione sfinente,
amor vacui
che mi affonda
in quel buco nero
che le fanciulle un tempo
chiamavano "destino".

 


Del parlar disgiunto

Nella scrittura prevale (male!)
lo sforzo di ricomporre l'eccesso,
di spegnere tavolozze espressioniste
e di tradurre ogni cosa
in decorose forme. Male.
Da dove viene tanto amore
per la compostezza formale?

...........................
siedi composta, piccola!
............................

Ma sì, rassicurano e placano
le frasi sintattiche
come le forme equilibrate,
colonne eleganti posate
a eterna ripetizione
(gambe allineate?)
contro la paura del moto
e del tempo che sgretola
spezza frange scompone

..............................
chiudi le ginocchia, piccola
...........................

A-nacronismi A-namorfismi A-nabolismi
A privativa, a toglier vita
DE-costruzione DE-corazione DE-scrizione
DE disgiuntiva, per allontanare
A+ DE... mortiferi in effetti
DE+ A... eccola, la non disvelata...

Il parlar disgiunto e paratattico
allegorico, glissante, allontana
dalla paura di precipitare
nel vuoto temuto (decadimento e morte)
o di aprire tabernacoli conturbanti.

Suvvia doniamoci
una sana reazione,
un acting aut sicuro.
Abbigliamoci a festa
di-straiamoci, usciamo.
E, senza schemi, parliamo.

 


Alla Marciana

Antiche sedie coi leoni
lottano silenziose e salde
contro il tumulto esterno
delle maschere.
Prismi emotivi ruotano
e abbagliano, fuori.

Dentro alle antiche sale
di consultazione
ogni struttura razionale
ortogonale, impallidisce
sussulta , svanisce:
mentre fuori scomposte galoppano
le figure del desiderio.

Il nucleo compresso del logos
si apre, libera l'aura
prigioniera, dispiega
ali di farfalla costretta
e come rosa conclusa
sboccia dai codici manoscritti
del caveau protetto
quello riservato ai pochi,
ai saggi, agli aventi diritto....

Nel deserto esplodono i semi
di mille piante, se piove
un'ora. E tra i libri?
Misterium coniunctionis!
Sapere e desiderio pulsano
congiunti nell’Eros.

Ora le maschere, pixel luminosi,
compongono allo sguardo
di chi si ferma a guardare
nuove figure, tarsie
disegni, crittografie.
Preziosa gnosis squadernata
in rivelazione lampeggiante
sapere visivo effimero
pattern estetizzante svelato
smascherato/mascherato
e subito ri-criptato,
dopo questa epifania
fuori stagione,
che è passaggio all'atto
di ogni sapere,
nel corpo collettivo
di una folla che balla
nella piazza.

 


Saluto

Salve, antica madre disamata,
salve, bimba-madre adorata,
madre nemica della gioia
nera dea numinosa
e poi tenera figlia luminosa,
madre nemica dell'eros
e del giovane corpo trionfante
che ha lavato, asciugato
frustrato
curato, mondato
castrato.
Più volte ti ho detto addio
madre negata, fuggendo
anche verso l'ignoto più ignoto
(tutto è meglio del peggio)
ed è saggio andarsene
da un deserto senza scampo.
La pietà per chi si è arresa
e lasciata inaridire
matura piano, nel tempo.
Lode a te
madre disseccata, delusa
(da chi? da che cosa?)
esaurita, finita
(per chi? per che cosa?)


madre infelice, inefficace
(con chi? con che cosa?)
madre pervicace, mendace
(a chi? a che cosa?)
triste madre mortifera,
infera
per tutti e per ogni cosa.
Lode a te
mater injuriosa
mater ventosa
mater erosa,
eppure sempre
madre di ogni cosa.

 


Nuovo anno

Dopo Natale sontuoso
e capodanno rumoroso
verrà il riposo dell'inverno
luminoso, brumoso
(noioso).
E poi verrà il nascosto
germinare di gennaio.
A ogni stagione le sue fatiche,
diceva l'ava,
ogni pane ha la sua crosta.

Ma intanto in questo gennaio
mi voglio disperdere felicemente
nell'ambiente
come una foglia in un bosco,
come un anello sulla spiaggia,
un sasso nella ghiaia.