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Alfa 1 Dio solo
sa quanto quel giovane in stravagante
notte liquid’antico
sonno nelle minuscole
dita e poi. Scompongo il ricordo, lo violo, lo sbriciolo, a pezzi compongo un canto che suonerà nel deserto, dolce –com’è naturale che sia- che sarà fiore per gli assettati e acqua per i romantici predoni. Un canto vano, un canto solo mio. Nessuno che s’identifichi se non per via di un’illusione, di un gioco, di una magia. Nessuno che non sia rappresentato se non da sé stesso. Il gioco consiste nello scomporre ricordi e ricomporli secondo sequenze nuove, nuove le connessioni di senso. Il gioco è consigliato agli adulti che accumulano ragnatele e ne fanno collezione, d’equilibri minimi - abitazione. Indispensabili
uno specchio impolverato su cui i versi si leggano appena, una certa
quantità di materiale umano, una scadenza ed un controcanto in
prosa – esplicazione d’interiora in mutamento. L’inerme
godimento muto diffusa, fino al
minuscolo cuore d’embrione Rinnegarsi può essere un modo per oltrepassare nuove soglie. Mi capita spesso di immaginare una successione di porte fluttuanti in uno spazio pluridimensionale, fittizio e cervellotico, e di supporre che si possa individuare il percorso da seguire semplicemente scegliendo, oltre la soglia appena varcata, una nuova ma di poco più piccola porta. Occorre inevitabilmente liberarsi dei pesi in eccesso, ed il processo, se da un lato appare frutto di lacerazioni, strappi e privazioni, dall’altro non è che il modo naturale di difendersi. L’evoluzione che gioca in difesa. Ecco una buona domanda per iniziare: quale dio? Si prosegue con la ribellione amorevole ai padri e alle madri, con uno sputo sulle immagini sacre della cultura che ci circonda e con l’indifferenza ironica –come un sonoro ceffone- ai prepotenti. Il percorso, per poco lineare e ripetibile che sia, deve passare necessariamente attraverso la disgregazione temporanea di sé. Fare attenzione
alle cattive compagnie. Per ultimo,
non sottovalutare le certezze. Sono criminali violenti in cerca di una
preda e si sa, colpiscono nel mucchio. Dio solo
sa quanto un ricordo e di qual
specie è l’odiare nel domandare
alla luna ghignante
di sfida L’antico adagio del saggio che indica la luna e dello stolto che guarda il dito. Ho giocato il gioco dello stolto e del miope e del pensatore positivo, ho passato troppi e felici anni a giocare. Ho pianto nella notte, inginocchiato su me stesso, rivolto parole come preghiere, ad un’idea – e questo sarebbe il meno, chè ancora mi succede. Infine l’ho tradita, l’idea inumana, semplicemente pensando e provandoci gusto, ed insistendo a pensare, a trarre conseguenze, soppesare, gestire implicazioni e di riflesso agire, fino a estendere la superficie del conoscibile e dell’apprezzabile. Ciò
che prima era importante, ho poi scoperto non esserlo più. In questo
tradimento ho sentito d’essermi liberato, seppur il vento del
deserto mi sferzasse la faccia. La luna e le stelle -è il deserto di notte- il vento,
la pelle arrossata fitte d’estraneità
solo involucri
freddi e lune silenti. Infine la compagna dagli occhi buoni, l’immagine di lei. In volti e vesti che si succedono nei mesi e che un poco ci descrivono, descrivono periodi e bisogni, slanci condivisioni e visioni. E’ questo fascino dell’osservare il mondo attraverso gli occhi di un altro che alle volte prende il sopravvento e ci pervade. Il bisogno di parole che suonino nuove e diversi punti di vista come momentanei incompleti sollievi. Desidereremo essere altro da noi, è questo che fondamentalmente s’impara. Del mondo,
che non è mai prevedibile come lo si crede. Soli si
sopravvive e lentamente si muore. Dio solo
sa a qual’ora il giovane il disco
continuerà a girare
come il
pensiero: |
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