Feaci edizioni
Matteo Fantuzzi
   
Kappa. WorKingPro. 


1.

Il portiere di riserva non esulta come gli altri
rimane fermo abbarbicato alla speranza
che quell'altro in calzamaglia se lo stracci un legamento
per entrare tra gli applausi, conquistare il proprio posto,
avere donne, case al lago, delle macchine potenti.

Avere gloria finalmente. Il portiere di riserva
se ne gira col cappotto anche di luglio per non prendere un malanno,
perché una volta era il suo turno, ma lui era a letto
con la febbre, ed entrato il ragazzetto degli under 18
strappò un 9 alla Gazzetta, ed oggi gioca in Premier
nel Newcastle, ed ha fatto anche la Champions.

E due réclames per gli shampoo.


2.

Eppure non ne parla mai nessuno nei telegiornali,
e a me viene spontaneo sempre domandarmi
se in India o nel Centrafrica
si crepi poi realmente per gli stenti o solo per un raffreddore
e che non stiano quelli invece bene, come sulla costa romagnola
o nei locali sardi, come la bella gente
con i sandali griffati o con gli yacht da ottanta metri,

perché altrimenti se qualcuno stesse male lo direbbero senz’altro
non parlerebbero del tempo, o delle mode dell’estate, cosa si beve
o cosa fare verso sera. Perché se no non lo farebbero:
e se un metalmeccanico italiano non arrivasse a fine mese,
fosse costretto a far la fila in Caritas per far mangiare la famiglia tutti i giorni
in tv ne parlerebbero, perché anche questi avranno certo una coscienza,
un senso d’oppressione che li annienta giunti a casa, chiusi nella propria stanza.


3.

Devo prendere gli antipsicotici,
è quello che ha detto Nazzoli alla clinica.
I motivi già li conoscete:
ho reazioni scomposte ed attacchi di panico.
Alle volte mi pare qualcuno mi fissi
sull'autobus, è a quel punto che cerco
di sfondare il vetro scappando per strada.

Fingo d'essere un terrorista due volte ogni anno,
minaccio l'autista con il tagliaunghie,
gli dico di portarmi in Piazza dei Servi:
lui ormai mi ha presente (è lo stesso da anni)
in fretta mi lascia nel luogo richiesto,
chiede scusa alla gente sul mezzo

e riparte. Ridendo.


4.

Perché volendo pure Modena è lontana
e allora uno si chiede: - Quanto tempo ?
Un anno. E un anno è poco ma anche tanto,
se a casa sta una moglie a letto con le doglie
con la testa della bimba dietro al corpo col cordone
cinto attorno al capo ed urla “padre, padre”
e il padre sta a combattere la guerra
ad ammazzare i figli di quegli altri
a compiere gli stupri, in modo la sua razza sia difesa
e sia immortale: e salva sia la sua famiglia.


5.

dimmelo mamma:

che sono bellissima, come le ballerine alla televisione,
anche se in classe mi chiamano scimmia e mi gettano in faccia le arachidi.
ma tu dimmelo. dimmi che io sono intelligentissima.meglio dei miei professori
che mi urlano “scema perché non capisci che è così semplice: è ovvio !”
che mi hanno affidato a una tizia che insegna le cose più semplici.

ed io te ne prego tu dimmelo: dimmelo mamma, ti prego. e smetti di piangere. basta.


6.
In televisione rivedo Pier Carlo,
cuoce una bernese di sgombro.
Quello che presenta domanda:
“anche i grandi poeti mangiavano il pesce sovente ?”
Ed ecco che lui gli risponde. E sorride.

Pier Carlo a vent’anni se lo contendevano tutti,
era la grande promessa, il nuovo Leopardi.
Montale perfino voleva cenasse con lui
ogni volta possibile, lo chiamasse “nonno”:
lo amava come fosse un figlio…

Ma un giorno una tv privata gli chiese
di partecipare a un dibattito:
e lui era bello, spigliato, ci sapeva fare,
“è perfetto” dicevano
“sa proprio bucare lo schermo”.

Di comparsate Pier Carlo ne ha fatte 240 a quest’oggi:
scalato montagne, visitato malghe, accudito delfini,
camminato sui carboni ardenti, inviato ai mondiali di rutti.
Esce un suo libro ogni anno, ma li scrive Sandro, ragazzo di Sondrio
pagato profumatamente per tacere, lavorare. basta.

A volte Pier Carlo mi chiama
la notte, dice che ancora una volta
Montale gli è apparso in sogno
ai piedi del letto
e lo ha preso a schiaffi.

Risponde mia moglie,
gli dice che sono a Milano,
o Varese per qualche convegno,
che è solo un fattore nervoso, di prendere
un bel latte caldo e rimettersi a letto.


7.

Quando pioverà domani
i campi potranno respirare.
Domani sarà tutto
concluso, anche questo
periodo di crisi. Domani
allungato lo sguardo
anche noi un poco potremo

sperare.


8.

Elaborare il lutto, dirsi:
“non è vero niente”, “non è nulla”

non pensare [...]

ed anche oggi che son passati anni
mi riappari delle volte sui menu del ristorante,
o alla stazione mentre attendo l'autobus.

O anche al cinema, tra le reclames di inizio proiezione:
sei un passante in campo lungo dentr'allo spot dell'adidas,
nella pubblicità dei tegolini, te ne stai facendo altro

(come sempre)

sfogli il giornale e mediti i tuoi fatti, i tuoi progetti.


9.

Eppure m'ero ripromesso
non sarei venuto a trovarti,
troppo è ancora oggi il ricordo
perché io non ti pensi ad Andorra, o in America,

o a Glasgow. E invece stai lì, sotto terra,
non ti curi di niente, della fabbrica in vacca,
delle nuove riforme, del periodo di riassestamento
politico, del fattore economico.
E come ne esci contento in immagine, sembra quasi
che lì si stia bene ogni tanto, che magari spostandoti
un poco ci sia spazio anche per il sottoscritto
tra quelle pareti spesse.


10.

Giro ancora i negozi
di libri da quando mi hai chiesto:

“Tu che te ne intendi, cosa mi consigli di leggere?
Qualcosa di bello, di allegro, che non mi ricordi
che trucco i cadaveri ora per vivere. Sai, a volte
qualcuno di quelli è bruciato nel volto, ed allora
i parenti suoi devono darmente una foto vecchia.

E io divento quella che fa i morti. Dal nulla.
Perchè il fuoco si porta via tutto: ogni solco del viso,
ogni parte di derma, e certe volte che ho il turno di notte
ho paura di colpo quello dalla bara ne esca,
chiedendomi di andarci piano col mascara arancio
perchè – veramente – ha la pelle ridotta uno straccio e certo
non vorrebbe davvero in eterno la cosa dovesse notarsi”.


11.

quando sei qui con me
questa stanza non ha più pareti
che si muovano, e che cerchin
di schiacciarmi. e non ci sono io nel mezzo
che ho paura di morire, che ho una fifa maledetta.
perchè alle volte mi ritrovo
a ciondolare in bagno
coi calzoni mezzi aperti
o tu mi scopri che io tento di affogarmi
nel lavello e spingendo bene il volto
fino quasi ad incrinare la mascella.
ed allora tu mi urli qualche cosa a questo
punto, ed io quasi mai capisco,
ed invece quasi sempre io ti scambio
per Caronte, intenzionato a traghettarmi.



12.

Solo oggi mi accosto ad un lutto
che ho lasciato passare per anni,
senza un qualche successo.

È occasione un scansare la polvere
dagli oggetti che un tempo ti avevan distinto,

destinare i tuoi scritti a un catalogo
per i dottorandi di Trento, auspicando un convegno.
Ho paura a toccare il tuo mondo,
ignorante qualcosa sia fragile troppo
per non ceder di botto ad un qualche contatto,

come me in questo stanzotto freddo.


13.

[Porta portese]

24enne poeta. Davvero dotato,
1.80, bel fisico asciutto,
capelli neri, piacente, nuovissimo:
concedesi a case editrici purché facoltose
scopo pubblicazione e sollazzo
reciproco. No narrativa oppure pagamento.
No perditempo. Telefonare ore pasti al 376.415…


14.

Ti parlai di Apocalisse nell’ultima mia lettera,
e ancora oggi sono convinto della cosa:
non ho pensato più alla possibilità di trasferirmi.

In effetti non è che pensi a molto ultimamente
sono bloccato da qualcosa che mi umilia,
forse le immagini del dramma
oppure un insistente insinuazione del ricordo.


15.

Bruciare le carte miserabili,
nascondere la normalità di tutti i giorni,
le pochezze, omettere i difetti.
Creare una figura mitica, intaccabile.

Un libro delle foto coi potenti,
di quelle feste dove non ci sono tutti
un mito costruibile in salotto
per resistere nel tempo, nella storia.


16.

Alla fine l’inquadratura non l’ho avuta,
sebbene avessi preso in prestito il vestito
fatto corsi per imparare i passi base del balletto
mostrato un seno prima dell’inizio a un fonico
affinché dicesse ai cameraman di ricercarmi
con rara insistenza in mezzo al pubblico.

Ho deluso tutti in questo modo
il mio palazzo, le donne dell’ufficio in cui lavoro,
quelle del mercato, la mia famiglia soprattutto.
L’ho gettata in uno stato di sconforto: speravano davvero
che io riuscissi a farcela, potessi essere importante
bucare il video anche di sbieco o in controluce.

Ma almeno un po’ bucarlo.


17.

È quando i portici si fanno più vicini
e le colonne non contengono la folla
che questa come per reazione sembra che ti parli:
e se è da tempo che la cosa non ti accade
che puoi restare incerto sul da farsi,
quasi ebete, e per assurdo capita alle volte
che questi a te divengano stranieri, barbari
mentre ti chiedono un contatto, solo un’interazione
e tu nemmeno sai di che si tratti.


18.

Ode al Lexotan.

Forse li avremmo avuti per più tempo
i Dino Campana o gli altri con quei farmaci:
io ad esempio, previdente, per entrar già ora
nella gloria ho iniziato con 10 gocce al giorno
prima di coricarmi; e ho intenzione
di protrarre tutto questo fino a quando
non saranno conclamati i tempi di dosaggio cronico
o non sarò riuscito più a trovare
un medico ben disposto nel prescrivermene.

Vedi, pure il mio testo in questo modo si modifica,
ora è più lento, non fa male. Non mi assale nel protrarsi
della notte. Ora questo testo non mi sbrana.





[NdA. 2, da l’Ulisse n. 5/6; 6, 8-13 da Atelier n. 35; 1, 3 da Atelier n. 35 modif. Ulisse n. 5/6; 5 da Tratti n. 68 modif. Ulisse n. 5/6; 7 da Yale Italian Poetry V-VI modif. Ulisse n. 5/6; 14-16, 18 da Nuovi Argomenti n. 32; 17 da Private n. 32]